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Benvenuti nel sito di Giosep Lambert alias (Giuseppe loda)
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Chi SONO
Ciao 

Benvenuti nel mio sito,mi chiamo Giuseppe dopo una vita lavorativa, da pochi giorni sono un nuovo pensionato. Abito in un magnifico paesello di circa quattromila abitanti nella bassa Bresciana, anche se in inverno la nebbia la fa da padrona si vive abbastanza bene. Da alcuni anni scrivo per divertimento libri di fantascienza per bambini, alcuni giallo polizieschi, tra cui la serie dell'ispettore Costantino,un poliziotto assai bravo ma che ha una terribile paura del buio,e per uno strano gioco del destino le sue indagini si svolgono prevalentemente in luoghi oscuri, e altri di narrativa.
Se avete qualche proposta da farmi, suggerimenti oppure avere delle informazioni sono sempre a vostra disposizione.
Nel frattempo auguro a tutti di trascorrere una vita in serena armonia.

ciao  Giuseppe
aggiornero ogni 2 settimane  la mia home con brevi racconti,poesie e news per poter visualizzare il mio archivio vi invito a cliccare sul link  Storico racconti.             
Sito in costruzione  in AGGIORNAMENTO.
i miei Racconti - Poesie.                           Ultimo AGGIORNAMENTO:   24/10/2007
            I Miei libri - Recensioni

new    Speranzaimmagine

29/09/2007

E più di un ora, che questa notte ti guardo,

mentre riposi accanto a me.

Con i tuoi capelli biondi,

cosi spettinati,

mi sembri ancor più bella.

Mentre il tuo viso accenna un sorriso.

 ti vorrei stringere,

poterti baciare,

purtroppo solo con il pensiero lo posso fare.

Oramai da molte sere tu mi respingi

con la scusa,

purtroppo sempre quella,

“ti fa male la testa.”

Forse sei preoccupata e continui a pensare,

che tu, stai per ingrassare.

Mentre se io ti guardo, mi sembri ancora

la ragazzina che incontrai allora.

Anche se solo con il cuore,

 ora ti posso accarezzare.

Spero che, qualche volta di più,

il tuo amore, tu mi possa dare.

libro
Se avete bambini, o nipoti o semplicemente vi piacciono le fiabe, vi consiglio di leggere il libro "Piccoli astronauti" di Mary Lambert... questi piccolini nello spazio ne combinano veramente di tutti i colori! E' un libro simpatico e godibile! Garantito!

Dal blog MPBLAK
Libri e amici  che vi segnalo

         newPoche parole per un amicoimmagini

24/09/2007


Era domenica, quel mattino,

Quando ai salutato la tua Betti, con un sorriso,

per andare a farti un giro.

Pedalavi felice, in sella alla tua nuova bici,

al fianco dei tuoi amici.

Senza sapere che; lungo il cammino,

era in attesa, il tuo destino.

Ma io sono sicuro che:

Insieme alla tua mamma,

e al caro Agostino.

Ti ritroverò, un giorno,

con la tua simpatia, e il tuo sorriso,

lassù,si! lassù, in paradiso.

Ciao  Mauro
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Attenzione


A tutti i miei amici consiglio di visitare
www.ilgiralibro.com
Oppure www.serviziculturali.com
Dove troverete  fantastici libri con sconti particolari e di qualsiasi genere.
Inoltre  potete leggere libri gratis se iscritti al gruppo di lettura, in cambio di una recensione.

Coraggio

Provare per credere



Giosep Lambert


LISA VERDI  IL suo  Novo Racconto!!!!!

newIl funeraleimmagine

24/09/2007


La storia che vado narrando ha dell'inverosimile,ma vi assicuro,  è successo proprio a me.


A quei tempi avevo circa diciassette anni e da tre lavoravo in una di quelle ditte dove ci si deve abituare a fare di tutto.
E fu cosi che un pomeriggio di un giorno del mese di dicembre il mio principale mi informa che, verso le tre mi devo recare al cimitero, per chiudere la tomba di un anziano signore, morto in un paese assai lontano, ma avendo vissuto anni prima nella nostra zona,desiderava essere sepolto vicino ai suoi genitori,la cui dimora era proprio nel nostro cimitero comunale.
Questo era un lavoro che dovevano fare muratori esperti, ma purtroppo nessuno di questi vuole fare questo ingrato lavoro. Alludendo che era imbarazzante lavorare mentre i parenti del defunto piangono.
E cosi il mio datore di lavoro ripiegava sempre su noi giovani per questo compito, e questa volta era il mio turno.
Erano le due e trenta del pomeriggio quando  presi il piccolo carretto (trascinato rigorosamente a mano) dopo avere caricato malta e mattoni mi incammino verso il cimitero, dove vi giunsi dopo circa dieci minuti,già stanco,avendo trascinato quel carretto su una strada sterrata per più di un chilometro.
Nel cimitero incontrai il vecchio custode, il quale dopo avermi spiegato che tra pochi giorni andrà in pensione e visto che il carro funebre tarda ad arrivare, comincia come al solito ha raccontarmi le sue avventure, iniziando da quando mandato da Mussolini in terra d'Africa per combattere contro le truppe dell'allora imperatore dell'Abissinia, che lui ricorda con il nome di Negus.
Dopo avermi raccontato a lungo queste sue avventure, (Che! devo dire,non mi interessavano molto, data la mia giovane età.)
Finalmente, verso le quattro del pomeriggio vidi arrivare il carro funebre.
Nel mese di Dicembre dove abito io,un piccolo paese della bassa bresciana, in quel periodo c'è sempre una fastidiosa nebbia e il buio arriva assai presto.
Ma andiamo avanti con la mia storia.
Dopo che il parroco diede la  benedizione, La cassa contenente il corpo del vecchio signore venne trasportata nel posto destinato per la sepoltura. Questo si trovava quasi in un angolo nascosto del cimitero stesso.
Mentre io preparo la malta per chiudere il loculo,  i parenti del defunto dopo un ultimo saluto si allontanano, dovendo fare molta strada per ritornare a casa, e con la sera che oramai incombe preferiscono raggiungere la loro destinazione prima che la nebbia e il buio rallentino troppo il loro ritorno.
Meglio cosi, pensai, non devo sopportare i loro piagnistei,e posso lavorare con un po' più di tranquillità.
Mentre io aiutato anche dal custode pongo dentro lo stesso loculo, una piccola cassetta in legno, dove erano deposti i resti da poco rimossi da una vecchia tomba di una lontana parente del morto.
Finalmente ero pronto a iniziare il lavoro, per cui ero sul posto, ovvero; chiudere con malta e mattoni questa tomba.
Nel frattempo la nebbia scende sempre più fitta e il buio incombe sempre più, devo fare in fretta, nel cimitero non si vede quasi più nulla. Non mi era mai successo di rimanere in un cimitero anche al buio, io che sono a dire poco quasi terrorizzato da questo.
Per fortuna sono sicuro che anche l'anziano custode si trovi ancora nel cimitero.
Mentre sistemo i mattoni uno sull'altro, cerco continuamente di individuare dove si trovi, ma stranamente non lo vidi.
Cerco cosi di chiudere in fretta il loculo per ritornare in paese finché ci sia ancora un po' di luce, per depositare in cantiere il materiale rimasto. Questo loculo purtroppo  è uno dei più grandi, mi serve molto più tempo del previsto, per portare a termine il mio lavoro.
Ho quasi terminato, quando! dall'interno della cassa del morto mi sembra di udire dei rumori abbastanza strani, mamma mia che paura! mi fermai: 'non sarà il morto che si muove,' pensai terrorizzato.
E per assicurarmi che tutto questo non sia solo frutto della mia fantasia, data da questa strana circostanza, mi accingo a cercare il custode, per chiedere anche una sua opinione su questi strani rumori, che provengono mi sembra della cassa del morto.
Dopo avere fatto un paio di volte il giro all'interno del cimitero non trovai il custode, ma fu molto di più la mia sorpresa quando scoprii che anche lui se ne era andato, chiudendo anche il cancello con un grosso lucchetto.
Fui nuovamente invaso dal terrore, non sapevo più cosa fare.
Mi era impossibile lasciare il lavoro a metà, dovevo terminare di chiudere la tomba.
Anche se in me era grande la voglia di fuggire da questo terribile posto.
Non so come, ma riuscii a trovare il coraggio per ritornare al lavoro. Mentre ritornavo in quell'angolo buio, a ogni passo mi giravo e controllavo che nessuno arrivasse alle mie spalle. Avevo  paura che uno di questi morti uscisse dalla sua  tomba per catturarmi e trascinarmi poi con se.
Giunto nuovamente alla tomba,mi preparo per terminare la sua chiusura. Prima però cerco di controllare se ci sono ancora i rumori che udii poco prima. Salii su un minuscolo cavalletto che avevo a disposizione, penetrai con la testa nel loculo dove appoggiai l'orecchio alla cassa del morto per controllare meglio se effettivamente questi rumori provenissero dal suo interno.
Ed è stato allora che scoprii che questi rumori non erano da attribuire al morto all'interno della cassa, ma provenivano da quella piccola cassetta dove il custode aveva sistemato i poveri resti della parente del morto.
Questa, forse perché l'avevo posta quasi capovolta per poterla farla entrare nello stesso loculo, le piccole ossa  si erano mosse, e ora trovavano un altra sistemazione al suo interno, creando questi strani rumori.
Terminai finalmente il mio lavoro e mi preparai ad abbandonare anch'io il cimitero. Ero ancora talmente invaso dalla paura che mi ero dimenticato che il cancello era chiuso.
Quando arrivai al cancello cercai di trovare in fretta un altro modo per uscire dal cimitero.
Purtroppo il muro di cinta che lo circondava era troppo alto per riuscire a superarlo. Cercai cosi di arrampicarmi su un cipresso, ve ne erano quattro all'interno del cimitero, ma sono troppo distanti, anche se cercai di spostarmi lungo un ramo, non riuscii a raggiungere il muro perimetrale per poi allontanarmi.
Guardai l'orologio; erano solo le sei, i miei genitori terminavano il loro turno di lavoro alle otto, e non possono notare la mia assenza per venirmi a cercare.
Decisi cosi di attendere, ero certo che al loro ritorno a casa non vedendomi avrebbero chiamato il mio principale, e cosi scoperto che io ero ancora all'interno del cimitero.
Mentre aspettavo mi sedetti ai piedi di un cipresso e guardavo le tombe che mi erano più vicino. Con le piccole lampade votive che illuminano le fotografie poste sulle lapidi stesse, mi sembra che tutti questi morti guardino me, come se stessero aspettando anche il mio arrivo in questo funesto posto. 
Questo mi terrorizza sempre più.
Chiusi gli occhi per non vedere e attesi con ansia l'arrivo dei miei genitori.
Controllai nuovamente il mio orologio, non erano nemmeno le otto, avrei atteso ancora a lungo in questo posto.
Cosi rimasi seduto sotto un cipresso, quasi immobile dalla paura. Quando iniziarono a farmi male le gambe. Dopo avere controllato che non vi sia nessuno, e di questo ne ero certo, gli abitanti di questo posto erano sicuramente invisibili e immobili, decisi di alzarmi e fare due passi, sempre rimanendo nelle vicinanze del cancello, con la speranza che qualcuno arrivasse per farmi uscire. Il dolore alla gamba si attenua non mi fa più male, decisi cosi di ritornare a sedermi vicino al cipresso.
Non l'avessi mai fatto, si vede che nell'avvicinarmi nuovamente all'albero abbia spaventato qualche animale notturno che si era fermato sull'albero stesso, quella bestiaccia con delle urla allucinanti nel fuggire mi sfiora la testa, questo mi  terrorizza a tal punto che non so nemmeno io come abbia fatto, approfittando di alcuni contenitori di fiori agganciati alle lapidi riuscii a salire sul muro di cinta per poi scendere dall'altra parte, e con una corsa quasi al limite delle mie possibilità raggiungere le prime lampade che illuminavano il paese, e finalmente poco dopo, la mia casa.
Dopo una notte da incubo,il giorno dopo quando ritornai al cimitero  per recuperare il carretto ed il resto del materiale avanzato, incontrai anche il custode, a cui chiesi: “Come mai la sera prima lui mi abbia chiuso nel cimitero?”
La sua risposta e stata lapidaria: “Ero certo che tutti se ne erano ritornati a casa, e non mi sono ricordato che tu eri ancora all'interno.” Per non far vedere il mio imbarazzo scherzai con lui su questo fatto,ma solo io so bene la paura che provai in quelle poche ore, ed ancora oggi dopo molti anni mi ricordo tutto come fosse successo solo ieri.
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Non volete farmi diventare
 più famosa della
 Rowling????



Lisa è una sedicenne che vive le emozioni,
 le gioie ed i turbamenti tipici della sua età.
 La sua vita, tranquilla e spensierata, verrà stravolta quando la zia le rivelerà la sua vera identità e la costringerà a varcare
 la Porta di Passaggio per il Regno Elfico. In questo nuovo mondo,
in cui ogni cosa é capovolta
 e ricca di mistero, apprenderà
 di essere la Prescelta, designata
 da un'antica Profezia per
annientare una volta per tutte
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Guglielmo. Verrà accompagnata in questa inevitabile missione
dal suo amato Paolo e dagli amici Gianni e Matilde e scoprirà, suo
 malgrado, che il lupo cattivo
 non vive solo nei boschi
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EDIZIONI

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Graphicsedizioni AER club -
 il Melograno

Per maggiori informazioni ecco  link

ELFI, DRAGHI,STREGHE


Per  chi ama il Fantasy
un libro assolutamente da non perdere
distribuito da il giralibro.


Giallo :L'ispettore constantino

         new   La mia prima dolce delusione.immagine

24/09/2007

Da pochi giorni ero al mare, con i miei genitori.
Oramai stanco di rimanere solo pensavo di ritornare a casa. Quando quel pomeriggio mentre passeggiavo lungo la spiaggia incontrai una splendida ragazza, che subito mi colpì per la sua straordinaria bellezza.
Mentre mi girai per guardarla inciampai in un uomo che stava prendendo il sole con i piedi immersi nell'acqua e rotolai per terra, come un pirla, tra le imprecazioni di quella persona.
Mentre la splendida ragazza sorridendo mi aiutò a rialzarmi dicendomi, di stare attento mentre camminavo e non guardarmi intorno come un allocco. In quei brevi istanti sembrava essersi installato tra noi anche un certo filing, tanto da riuscire a strapparle un appuntamento per quella sera sulla spiaggia.
Ero felice,finalmente per la prima volta ero riuscito a trovare il coraggio per invitare una ragazza ad uscire con mè, anche se lei sembrava avesse alcuni anni più di me.
Ma in quel momento non mi importava nulla, era la prima volta che uscivo con una ragazza così bella, ed anche se ero molto emozionato avrei cercato di dare il meglio di me.
Ci siamo trovati come d'accordo sulla spiaggia, dopo alcune parole ci siamo seduti sulla sabbia a guardare il mare,quando lei all'improvviso si spoglia, sdraiandosi su di me e si prepara ha fare l'amore. Io rimasi fermo, non sapevo cosa fare, mentre lei su di me sembrava come un onda del mare.
Ho capito soltanto quando era al momento cruciale, quando la sentii sospirare e subito dopo su di me lasciarsi andare.
Non ci credevo mi sembrava di sognare, l'avevo conosciuta soltanto quel giorno al mare, e ora era qui tra le mie braccia, la potevo stringere, la potevo abbracciare, mentre contro il mio petto il suo cuore sentii palpitare.
Subito dopo lei si allontanò, io rimasi a guardarla, mentre lei i suoi vestiti indossava. Purtroppo una triste sorpresa mi stava per arrivare. Lei mi si avvicinò, mentre il suo bel sorriso sparì dal suo viso, quando mi fu vicino mi guardò,dicendomi:
“Ei bello cosa aspetti ha pagare,io ho fretta me ne devo andare!” Molta fu la mia delusione, pensavo di avere trovato una ragazza che quella notte mi potesse donare il sole; purtroppo ho speso quasi una fortuna, per una donna che  mi ha donato soltanto qualche briciola di luna.
Il romanzo narra le disavventure di Elisabeth, una ragazza vissuta fra la fine del XV secolo e l’inizio del XVI, in un periodo in cui i nobili spadroneggiavano senza ritegno sulla vita dei loro poveri sudditi.

logoTitolo:

Elisabeth

Autore: Mary Lambert
Genere: Narrativa
Editore: AER - Il Melograno
Collana: Esperimenti(*)
Pagine libro: 200
ISBN libro: 978-88-6111-112-7
ISBN ebook: 88-902122-9-2
Prezzo libro: 12,00 euro
Prezzo ebook: 2,80 euro
Lo trovo in libreria? SI


newIl venditore di grappaimmagine

24/09/2007


Mi ricordo che una sera al bar parlando con alcuni amici, siamo andati sul discorso di lavori che oramai non esistono più e ne hanno elencati alcuni.
E più tardi nel ritornare a casa mi ricordai di quando ero bambino e trascorrevo le vacanze dai miei nonni.
Ed è stato proprio durante una vacanza estiva che vidi per la prima volta un anziano signore dalla apparente età di circa cinquant'anni, che con una vecchia bicicletta entrò nel cortile del nonno. Con un sorriso lo saluta e poi iniziarono a parlare.
Io anche se piccolo ero abbastanza curioso e mi avvicinai per capire di cosa stessero parlando, ed è stato in quel momento che il signore con la bicicletta mi guarda e poi mi chiese:
“Anche tu piccolo vuoi assaggiare questo liquore speciale?”
Io lo guardai esterrefatto, chissà cosa mai vuole farmi assaggiare, pensai.
Il nonno mi guarda e mi fa un piccolo sorrisetto, io avevo un certo timore del nonno,una persona molto alta per quei tempi,con un paio i baffetti da sparviero, come direbbe un comico che vidi un giorno in televisione.
“Va a prendere un bicchiere Bepe,” chiese in quel momento quel signore arrivato con la bicicletta, e nel frattempo lo vidi rimuovere una coperta che nascondeva un cesto al cui interno mi sembrava ci fosse una ruota di un automobile.
Il nonno si allontanò per ritornare subito dopo con un piccolo bicchiere.
“Dai fam tastà se lè bunò” chiese il nonno.
Quel signore piega la ruota che ha nel cestello e apre una valvola, rimasi sorpreso nel vedere che non usciva dell'aria come pensavo,ma un liquido bianco.
Dopo averne versato solo alcune gocce nel bicchiere, chiese al nonno:
Dai bef e dim se lè bunò?”
Il nonno dopo averlo assaggiato esclamò:” Bunò!” e ritorna in casa, dove poco dopo esce con una bottiglia,che viene subito riempita di quel liquido bianco.
Dopo averne concordato il prezzo il nonno pagò e quel signore salutò il nonno con una stretta di mano e si prepara  ad uscire dal cortile, arrivato sul portone chiamò nuovamente mio nonno:
“Ciao Bepe! sa edem dè che a tre mes,” gli gridò e poi si allontanò tutto felice.
Ed è stato allora che il nonno mi chiese:
“Dai Gioanì ve con me! andiamo a trovare un posto dove nascondere questa bottiglia.”
Mi da la mano e dopo essere rientrati in casa mi porta all'interno di un sottoscala dove si trovava un vecchio armadio, il nonno rimuove un asse depone la bottiglia e poi richiuse l'asse con estrema cautela,mentre io curiosamente chiesi.
“Nonno come mai ai nascosto la bottiglia?”
Lui mi guarda con un sorrisetto malizioso e mi rispose:
“Sei ancora troppo piccolo e non sei abbastanza furbo,ora ti spiego per quale motivo io ho nascosto la bottiglia.”
“Dai nonno! dimmi perché lai nascosta?”
“Devi sapere che ha me piace molto bere ogni tanto un goccetto di grappa, e la nascondo perché se per caso la trovassero i tuoi zii me la berrebbero tutta in pochi giorni e io rimarrei subito a secco, e quel signore che hai visto prima, viene solo ogni tre mesi a portarmi la grappa.
”Nonno perché la chiami grappa se nella bottiglia quel signore ha messo dell'acqua?”Chiesi nuovamente.
“Somaro!” mi disse il nonno, 'in questa  bottiglia non c'è acqua” e nel dirmi questo mi fa annusare, io appoggiai il naso alla bottiglia e feci un lungo respiro, subito ho capito che nella bottiglia non c'era dell'acqua ma qualcosa che io non avevo mai pensato esistesse tanto era terribile il suo odore.
Con uno sguardo divertito il nonno mi chiese:
”Ai visto che non è acqua?”
“Mi fai assaggiare!”
“Sei troppo piccolo, tra qualche anno la potrai assaggiare anche tu.”
Da quella volta ho visto spesso arrivare quel vecchio signore ha portare la grappa al mio nonno. Ora purtroppo il nonno è morto.
Ma devo dire che anche se molti anni sono oramai trascorsi, mi è rimasto sempre nel cuore il viso sorridente del mio caro nonno, quando vedeva entrare dal portone quel signore con la sua bicicletta, il quale nascondeva sotto la coperta, la vecchia ruota di una macchina, piena di grappa.

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L'autore racconta le sue esperienze di vita durante il difficile periodo adolescenziale.





Titolo: Compagni di classe
Autore: Giuseppe Loda
Genere: Diari personali
Editore: AER Club - Edizioni Il Melograno
Collana: Esperimenti
Pagine: circa 140
Prezzo copertina: 11,80 euro
Lo trovo in libreria? SI
Lo trovo su IBS? SI (da ottobre 2007)
newDopo desnat al lac (Dopo pranzo al lago)immagine
21/09/2007 in  Dialetto Bresciano


Vive ha poc minuc dal lac,  quand al laorà al ma la permitiò le semper stat on piaser andagò.
Orò che però so pensionat ogne setemanò ciape la machinò e quase semper al gioede,
chel sies ona giornadò fredò o caldò me pase al pomerigio en so compagniò, an do mio apenò quando al piòf.

Ma ferme primò a Desensà,
dopo pase ha Maderno,
e sare semper la me giornadò ha Limù doe ma sente so su ona predò ad ardà la belesò del lac che ghe le sotò.

An cò le calmo,sò la me destrò ghè òna picola barchetò,
doe du ansià pescadur i gha an ma le so cane da pescà, ma la sòmeò òna giornadò trop caldò ed i pes i bocò miò.

E so la me sinistrò ghè tre barche ha velò, ed al vent an chel moment che, al someò dagò lur ònò mà, al vede dale  face dè chè le persune che ghè an simò che le rit,  le ha come ona freciò quand le pasò sotò de me, le sòmeò come trè grose ale de  gabbià.
Orò però al cominciò a deentà scur, è me go de tornà a casò.
Quando comincie ad allontanam me gire per dago on òltòmò ociadò, e ma sòmeò che  lac con dele picole onde al vol ricordam e dè miò desmentegam,
la setemano dopo de turnà amo per che la viò ha fago on po de compagniò.

newLa  Bandabanda

Racconto 20/09/2007
Questa e la storia di un uomo e dei pochi anni vissuti accanto  alla donna che amava.

Mi chiamo Simone, da pochi giorni ho superato l'esame di maturità e mi preparo ad andare in vacanza con i miei genitori. Questa storia di dover seguire sempre i   genitori in vacanza non è che mi vada bene. Purtroppo come ogni anno anche se desidererei almeno una volta andare con i miei amici questo non mi è permesso.
Essendo i miei genitori ancora all'antica temono che se vado con i miei compagni possa perdere quel valore umano che fin da piccolo mi hanno espressamente insegnato.
A detto di molti io sono un bel ragazzo, alto circa un metro e ottanta per settantacinque chili di peso. Anche se le ragazze non mi mancano, devo dire, però (anche se è un espressione tipicamente femminile) io sia ancora “Vergine”. Non perché non abbia avuto delle occasioni, quelle ne ho avuto anche tante, ma forse per i continui insegnamenti anch'io mi ero prefisso di arrivare integro al matrimonio. “Sempre che questo avvenga”, per dare  tutto il mio amore alla donna che spero un giorno, diventi la mia compagna per tutta la vita.
Dal giorno dell'ultima vacanza con i miei genitori, sono trascorsi alcuni anni. E non mi sembra vero che ora  sia qui a ricordare quei giorni, con una tristezza infinita, quel periodo della mia esistenza.
Sono le nove di sera, seduto sul divano la mia mente torna come ogni sera ai ricordi di un tempo. Quando avevo tanta voglia di vivere, quella che oggi purtroppo mi manca.
Cosi termino quasi sempre le mie serate, in silenzio. Ma questa sera, per ricordare quei giorni felici e per non cadere in altre tentazioni più pericolose, comincio a raccontare la mia storia. Quei giorni in cui ero pieno di entusiasmo e ancora non sapevo che dopo pochi anni la mia vita sarebbe cambiata cosi radicalmente.
Ora ho trentacinque anni e mi sembra quasi impossibile che siano trascorsi solo dieci anni dall'incontro con una ragazza, che avrebbe cambiato la mia vita.
Davanti al caminetto guardo il fuoco che alcuni piccoli tronchetti di legno emanano per poi svanire lungo il camino che porta al tetto, e solo in questi pochi istanti i miei pensieri sembrano lasciarmi tranquillo.
Anche se il mio desiderio è quello di andare a dormire, ho paura di ricominciare a piangere se mi sdraio sul letto dove insieme alla mia adorata Daniela trascorrevo le nostre lunghe e amorevoli notti.
Questa sera davanti al caminetto il ricordo mi riporta ai giorni felici in cui per la prima volta incontrai la ragazza che mi avrebbe rubato il cuore.
Avevo quasi ventiquattro anni, e in quel periodo sentivo la mancanza di una donna che mi potesse fare compagnia.
Anche se mi affannavo nella ricerca ne ero certo,
tra le molte ragazze conosciute in questi ultimi anni ancora non avevo incontrato la donna del mio destino.
Ma di questo non mi preoccupavo, ero ancora giovane.
Io in quel periodo avevo interrotto gli studi per motivi di denaro,ed ero entrato in una fabbrica metalmeccanica, come collaudatore. Quel lavoro mi piaceva abbastanza, anche se non era quello che avrei desiderato ma il destino aveva scelto così e io mi ero oramai adattato.
Mentre i miei genitori fremevano per far si che io mi trovassi una ragazza e mi sistemassi. Non lo me lo chiedevano espressamente ma dai loro discorsi capivo che desiderassero tanto avere un nipotino con cui trascorrere le loro  giornate.
Una sera in cui ero solo, essendo i miei amici abituali andati in una discoteca, decisi di fare  uno strappo in un paese vicino. In un bar di quel paese incontrai Luca, un mio vecchio compagno di scuola. Dopo esserci fermati a bere una birra per festeggiare i vecchi tempi, Luca mi chiese se andavo insieme a lui in piazza, vi era una manifestazione paesana, e quella sera  anche una banda che suonava alcuni motivi assai gradevoli, cosi seguii il mio amico in piazza.
Dopo avere ascoltato per alcuni minuti la banda, decisi che era meglio che io ritornassi verso casa, il mattino dopo dovevo alzarmi abbastanza presto. Mi stavo allontanando quando da una via laterale vidi che stavano per raggiungere il posto dove suonava la banda due ragazze, una bionda, non molto alta, mentre l'altra sua amica era mora. Anche se non ero riuscito a vederle in viso, controllando la loro splendida capigliatura potevo supporre che erano due belle ragazze. La mia curiosità mi spinse a rimanere per controllare se il mio intuito era giusto o se era solamente la mia immaginazione che mi avesse fatto uno scherzo.
Per alcuni minuti cercai invano di riuscire a vedere in viso le ragazze, esse si erano fermate a parlare con alcuni giovani e io non osavo avvicinarmi.
Quando, quasi all'improvviso la ragazza mora si gira, il mio sguardo per un breve attimo si incrocia con il suo, per me e stato come un colpo di fulmine, sentii il mio cuore battere forte, dopo quel breve turbamento mi avvicinai nuovamente al mio amico Luca e gli chiesi se conoscesse la ragazza mora?.
“Certo che la conosco! e mia cugina Daniela, se vuoi te la presento.”
Ci siamo avvicinati ed in pochi secondi avevamo fatto le presentazioni. La ragazza era semplicemente meravigliosa, almeno io la vedevo così”. Dopo alcune parole scambiate sul posto, prima di lasciarci le chiesi se la potevo rivedere, avendo una risposta positiva la salutai.
Mentre mi allontanavo ero felice, ero riuscito ad avere  un appuntamento con lei per il sabato successivo.
La sera dell'appuntamento ero talmente emozionato per il piacere di rivedere la ragazza che avevamo appuntamento per le otto di sera, ma non erano nemmeno le sei e io ero già in quel paese, sperando di rivederla  prima.
La incontrai verso le sette, si vede che anche lei desiderasse questo incontro.
Purtroppo quando abbiamo cercato di costruire un discorso  ero talmente emozionato di trovarmi solo con lei che le parole non mi uscivano, non mi era mai successo, sembravo quasi un cretino. Ma dopo avere fatto quattro passi lungo un sentiero che portava ad un vecchio cascinale, sembrava che il mio turbamento stesse lasciando il posto alla gioia. Lei mi parlava come se mi conoscesse da tempo, mentre io rimanevo ad ascoltarla quasi a bocca aperta. Quando siamo  arrivati al vecchio casolare, lei si  ferma e dopo avermi dato uno sguardo, “I suoi occhi erano meravigliosi, sembravano due smeraldi” (Erano tanto belli da riflettere il mio viso dentro dentro i suoi occhi) Mi ha posto le mani sul collo e mi a dato un bacio, io rimasi fermo quasi come un baccalà, ma non tardai molto a svegliarmi e ricambiai quel bacio appassionatamente, seguito poi da molti altri.
Quando abbiamo visto che cominciava ad imbrunire siamo lentamente ritornati con la mano nella mano verso il paese. Dopo avere raggiunto la sua abitazione con un ultimo bacio ci siamo salutati e decidemmo di rivederci anche il giorno dopo.  
Il giorno dopo era domenica, avevamo appuntamento in un bar del paese, dove un vecchio giradischi permetteva di fare qualche ballo. La domenica rimasi a lungo ad attenderla in quel bar,ma era molto la mia delusione, lei non si era presentata, avevamo appuntamento per le quattro, ma erano già le sei e non era ancora arrivata. Cominciai a chiedermi che la sera prima la bella mora con i suoi baci mi avesse illuso. 'E io che speravo che tra noi sarebbe nato un amore da durare tutta una vita.' Che cretino sono stato, come potevo illudermi che una ragazza cosi bella avesse scelto proprio me.
Con questi pensieri nella testa controllavo continuamente l'orologio. Mentre alcune coppie di ragazzi  ballavano un valzer lento.
Dopo avere ordinato un aranciata al banco, avevo la bocca che mi sembrava un forno. Mi stavo bevendo la mia aranciata, quando sentii due mani posarsi sul viso e coprirmi letteralmente gli occhi, mentre una voce mi disse: “indovina chi sono?”
Non stavo sognando, riconobbi subito la voce di Daniela, ma ancora arrabbiato per il ritardo risposi:
“Dovrei essere un mago per capire certe cose!”
Poi lentamente allontanai dal viso le sue mani e girandomi vidi Daniela sorridente, mi chiese scusa del ritardo. Mi prese la mano e mi chiese che desidera fare un ballo. Le risposi di attendere, io non sapevo ballare il valzer. Mi avvicino al giradischi e controllo tra i dischi, vi trovai un lento, subito lo posizionai ed andai a prendere Daniela. Era uno dei primi balli in cui strinsi una ragazza tra le mie braccia, e devo dire che e stata un esperienza meravigliosa.
Sei mesi dopo eravamo sposati, non mi sembrava vero, ero stato molto fortunato.
Da tempo cercavo una ragazza con cui trascorrere la mia vita, e quando oramai dubitavo che riuscissi a trovare la donna ideale, la banda che suonava in quel paese mi portò fortuna.
Dopo il matrimonio abbiamo fatto un viaggio di nozze assai breve, “due giorni” non avevamo denaro, ma ci eravamo promessi che avremmo fatto il nostro vero viaggio di nozze, quando avessimo avuto il denaro per fare una lunga vacanza.
Le nostre giornate erano sempre bellissime, come due innamorati ogni sera ci coccolavamo sempre abbracciati accanto al caminetto. Ogni anno per festeggiare quel giorno  che ci eravamo incontrati la prima volta, andavamo sempre in quel piccolo paese ad ascoltare la banda suonare.
Erano quasi tre anni che eravamo sposati e una domenica mattina mentre ancora a letto ci scambiavamo alcune parole, Daniela mi chiese se desiderassi avere una notizia assai speciale, io già dubitavo cosa lei volesse dirmi e aspettavo con ansia quel momento.
“Allora Daniela!”, le chiesi, cosa devi dirmi di cosi speciale?.
“Non so, se e una cosa che desideri mio caro Simone, ma noi stiamo per avere un figlio!.>>
Erano alcuni giorni che sospettavo questo, ma non lo feci capire, e le risposi:
“Mia cara e la notizia più bella che mi avresti potuto dare”, e la abbracciai teneramente:
I primi tre mesi trascorsero senza problemi, Daniela era quasi al quarto mese di gravidanza quando sorsero delle piccole complicanze. Per una maggiore sicurezza, il nostro medico di fiducia ci consigliò che era meglio ricoverare Daniela per un paio di giorni in ospedale, per dei controlli.
Così un giovedì mattina molto presto, portai Daniela all'ospedale per dei controlli. Dopo averla salutata la avvisai che sarei ritornato la sera, lei era ricoverata in una stanza in compagnia di un altra giovane ragazza.
La sera verso le otto, con una scatola di prelibati cioccolatini, “sapevo che lei ne era molto golosa”, varcai la soglia della stanza d'ospedale. Daniela era seduta sul letto, con la schiena appoggiata a un paio di cuscini, nella stanza era sola, mi avvicinai e dopo averle dato un bacio mi sono seduto accanto a lei e le chiesi:
“Come sta oggi la mia cara ammalata?.
Daniela mi guarda silenziosa poi mi porta le braccia al collo e scoppia in un pianto, mentre le sue lacrime bagnavano il collo della mia camicia, lei mi  sussurra:
“Scusami Simone, non e stata colpa mia, non sono stata capace di darti un figlio, come desideravi.”
Ero rimasto paralizzato non mi aspettavo questa notizia. Subito andai in cerca del dottore che l'aveva in cura, per chiedergli come questo sia potuto accadere. Dopo avere chiesto a una infermiera dove lo potevo trovare.
Mi avviai verso il suo studio,dopo essermi presentato, il medico mi conferma che Daniela aveva avuto un aborto spontaneo, ed a nulla erano valse le cure che avevano subito prestato. Sono cosi ritornato nella stanza dove era ricoverata per cercare di aiutarla a superare questo triste momento.
Quella e stata l'unica  nostra delusione. Noi speravamo ardentemente in un figlio, ma purtroppo il destino ci aveva privato di questa gioia.
Avendo visto che Daniela dopo quel fatto era quasi sempre silenziosa, decisi di fare il viaggio di nozze che non avevamo ancora fatto, per cercare di farle dimenticare quei brutti momenti. Sembrava che il viaggio le avesse fatto molto bene. La nostra vita era ritornata alla normalità, e abbiamo vissuto un periodo ancora in grande armonia.
Eravamo sempre innamorati come il primo giorno, ed  anche se non ne parlavamo, speravamo ancora di avere un figlio che purtroppo tardava ad arrivare.
Erano quasi otto anni che eravamo sposati, e la speranza di avere un bambino si affievoliva di giorno in giorno.
Quando un giorno Daniela mi annuncia felice  che forse il nostro sogno si stava nuovamente avverando.
Erano due mesi che non aveva il ciclo e sperava che questa volta forse il buon Dio avesse ascoltato le nostre preghiere.
Ci siamo recati subito in ospedale per fare degli accertamenti. Eravamo ansiosi di sapere se tutto procedeva per il meglio, temevamo che potesse accadere come la prima volta.
Dopo alcune analisi ci mandarono a casa, avrebbero spedito successivamente i risultati.
Eravamo tanto felici, sembravamo due ragazzi che avevano vinto alla lotteria, “ma non sapevamo ancora quello che il Signore ci aveva preparato.”
Dopo alcuni giorni il mio medico mi telefona e mi chiese di recarmi da lui, aveva una notizia importante da comunicarmi. Io ero felice, finalmente avrei scoperto se Daniela era in attesa di un bambino, o se era soltanto un falso allarme.
Purtroppo la notizia che il medico mi diede non era quella che io avrei tanto desiderato, lui mi fece accomodare poi:
“Simone, devo darti una notizia che certamente non ti farà piacere, purtroppo, sono stato io incaricato  e devo informarti!”
Cominciai a pensare che forse Daniela anche questa volta non potesse avere il bambino tanto desiderato, ma non mi importava, avremmo continuato la nostra vita da soli e forse un giorno adottato un piccolo orfanello.
Purtroppo la notizia che mi doveva dare non era quella, ma una molto ben diversa. Durante le analisi fatte in ospedale, era risultato e il medico me lo confermava, che Daniela aveva un tumore.  Subito risposi.
“Ti sarai sbagliato, Daniela non può avere quello che mi hai detto!”
“Mi dispiace Simone dover essere proprio io che ti a dato questa brutta notizia, ma purtroppo mi hanno spedito tutte le carte riguardanti la vostra situazione e purtroppo il risultato e quello che ti ò detto.
Non si erano sbagliati, Daniela pensava di essere incinta e invece aveva un tumore.
“Ora queste malattie non fanno più paura, perché si può guarire vero dottore?. Ma la sua risposta e stata terribile.
“Mi dispiace Simone, Daniela lo ha in uno stato troppo avanzato e non si può fare più nulla, in questo periodo lei non sente alcun dolore ed è meglio non dirle nulla.
Io non accettai in silenzio questo verdetto e cominciai a portarla per dei controlli in tutti i migliori ospedali. Purtroppo la loro risposta era sempre quella:
“Era meglio lasciare stare, altrimenti se operavano lei si poteva vivere forse più a lungo, ma sicuramente avrebbe anche sofferto molto di più.
Non sapevo più cosa fare, era mai possibile che non si potesse fare più nulla per la mia Daniela.
Oramai anche lei sapeva del male che l'aveva colpita, ma non sembrava credere che dovesse morire, lei aveva sempre la speranza di riuscire a guarire, mentre io ogni giorno la vedevo dimagrire e perdere le sue forze.
Ero disperato, come possibile che lei mi lasciasse solo. Io volevo continuare la mia vita insieme a lei e non accettavo tutto questo.
Era uno dei primi giorni di maggio, quel giorno splendeva un magnifico sole colpiva con i suoi raggi alcuni cespugli di rose. Daniela oramai da  molti giorni  non si alzava dal letto. Mentre io guardavo fuori dalla finestra lei mi chiese se potevo mostrarle il nostro giardino, voleva controllare se le rose che avevamo piantato insieme alcuni anni prima, erano fiorite.
Io la accontentai, la presi tra le braccia e la portai verso il davanzale della finestra della nostra camera.
“Guarda” lei mi disse, forse è ancora presto, vi sono soltanto dei piccoli boccioli rossi, quelli che io preferisco, quest'anno sono in ritardo li potrò vedere fioriti tra pochi giorni.
Mentre anch'io guardavo i cespugli, la sentii fremere come se avesse avuto un brivido di freddo.
Poi rimase in silenzio, posando la sua testa contro la mia spalla.
Si sarà addormentata pensai e la stavo riportando verso il letto. Quando il suo bel viso scivolò lentamente lungo il mio braccio. In quel momento capii che solamente ha trentadue anni il mio amore mi aveva definitivamente lasciato.
La posai delicatamente sul letto e cominciai a piangere come un bambino. La guardavo, ora che aveva terminato di soffrire il suo viso era ridiventato bellissimo come il giorno in cui l'avevo incontrata.
Erano trascorsi soltanto quattro mesi, da quando le avevano diagnosticato il terribile male. La mia   Daniela mi ha lasciato in quel giorno di sole, ma nel mio cuore era scesa la notte più nera.
Erano trascorsi otto anni dal nostro matrimonio.
Ora sono quasi due anni che sono solo ed ancora non riesco a darmi pace. I miei amici continuamente  mi  chiedono di uscire, ma io non sono ancora pronto. Preferisco rimanere a casa vicino al caminetto dove con lei trascorrevo le nostre serate.
Anche se quei momenti ora  mi sembrano lontani, accanto al calore di questo fuoco quando chiudo gli occhi mi sembra che sia la mia Daniela con le sue braccia a riscaldarmi.
Soltanto quando li riapro mi accorgo che sono solo e ricomincio a piangere.
Questa sera mentre ricordo i miei anni trascorsi con lei, mi sembra di essere ritornato a quei giorni, quando ero felice con la mia Daniela e non avevo pensieri così tristi.
Mentre ora mi alzo dal divano e mi preparo ad andare a dormire.
Spero che mi ritorni ancora la voglia di vivere, come quei giorni. E di trovare una donna che mi possa capire e mi aiuti a dimenticare. Per trascorrere il resto della  mia  vita con un po' più di serenità.

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Giuseppe Loda 

I Casi dell'ispettore Constantino in:

Omicidio al vecchio castello

Giuseppe Loda
Omicidio al vecchio castello
Edizioni Nuovi poeti di GrassoGianpiero.
Disegno di copertina di Angioletta Milesi.

new IL MERLO merlo
20/09/2007



Da giorni sono rinchiuso in casa, ho atteso tutto l'inverno l'arrivo della primavera ma quest'anno sembra non ne vuol sapere di arrivare. Finalmente un mattino il sole fa capolino e filtra i suoi raggi attraverso alcune nuvole. Apro la finestra, è proprio una magnifica giornata, posso respirare aria fresca.
Chiedo a mia moglie di prepararmi in fretta la colazione, oggi mi posso concedere questa tanto attesa passeggiata.
Infilo gli stivali e mi incammino felice, alla mia età queste passeggiate sono una vera delizia. Chissà per quanto tempo il buon Dio mi permetterà  di godere di queste meraviglie della natura.
Vi sono alcuni ranuncoli gialli, cercano di uscire tra alcune foglie sparse al suolo, delle viole mescolate ad alcuni fiori selvatici e all'erba verde di un piccolo avvallamento creano un panorama che ha dall'incredibile. Poco lontano dei contadini con i loro trattori iniziano l'aratura dei campi, mentre alcuni gabbiani li circondano cercando disperatamente di rubare ai loro stessi compagni i grossi lombrichi che l'aratro porta in superficie.
Prendo un piccolo sentiero, mi porta dove vi sono alcuni enormi alberi(gli ultimi rimasti in questa splendida campagna) dove l'estate sotto incantevole ombra mi fermo per leggermi un libro.
Sono quasi arrivato quando il mio sguardo è attratto da una piccola ombra nera, sembra uno straccio sporco disteso ad asciugare al sole. Mi avvicino, sono curioso di scoprire come potesse rimanere cosi sospeso quasi fermo a circa  un metro da terra,io non notavo alcun filo che lo potesse reggere.
Quando con sgomento vedo che non e uno straccio, ma un povero merlo, che cerca disperatamente di riuscire a liberarsi da una invisibile rete che un imbecille ha teso tra due alberi.
Di corsa mi avvicino, delicatamente con una mano cerco  di afferrarlo, lui rimase fermo, come se capisse che le stavo portando aiuto.  
Lentamente, per non cercare di rompere le sue povere zampette con la mano libera cerco di toglierlo da quella triste situazione.
Con calma e dopo un delicato lavoro, vi riuscii.
Dopo avere controllato che non avesse nulla di rotto, “in quei frangenti lui mi guardava con i suoi piccoli occhietti neri, come per capire se lo avessi liberato solamente per poi ucciderlo senza nessuna pietà. Vidi che il povero merlo non era ferito, fortunatamente arrivai in tempo.
Dopo averlo a lungo accarezzato aprii la mano e il merlo dopo pochi istanti con un guizzo prese il volo.
Dopo avere fatto un lungo giro sopra le cime di alcuni alberi ritorna e si ferma sul ramo di un albero a pochi metri da me.
Come due amici che da tempo si conoscono, ci siamo guardati a lungo. Poi io alzai il braccio e con la mano lo salutai. Ripresi poi il  cammino, felice di avere contribuito quel giorno a ridare la libertà ha un piccolo amico.


         
newVENTOvento
20/09/2007







Quel giorno,

me ne stavo triste,sulla spiaggia,

a guardare il mare.

Quando ho visto te, da lontano arrivare.

Eri tanto bella,

mi sembravi una stella,

 scesa dal cielo,

per portarmi all'improvviso,

un attimo di paradiso.

Quando ti ò visto, a me, avvicinare

ho allargato le braccia, per poterti fermare.

Ma tu! come il vento,

mi ai solo sfiorato.

Lasciandomi ancora

triste e disperato.

        

                  newLA CARNEimmagine

Racconti Brevi 19/09/2007



Un giorno una televisione locale, per fare un sondaggio, prese un pezzo di carne e la mostra al contadino, al pensionato ed anche al lavoratore dipendente.
Poi chiede loro di che cosa si trattava. Subito risposero che si trattava di circa un chilo di carne.
Poi, per terminare il sondaggio, lo mostrarono anche ad un politico. Lui non disse che poteva trattarsi di un chilo di carne, perché in quel momento doveva pensarci. Lui non voleva sbagliare e dare una risposta errata.
Ma non volendo prendersi da solo questa responsabilità, prima chiese che doveva fare un confronto anche con un collega dell'opposizione.
Così si preparò un dibattito televisivo, per discutere che cosa fosse quella roba e dare una risposta positiva.
II primo politico comincia col dire che forse si trattava di carne ma non voleva sbilanciarsi, lasciando cosi la parola al suo collega.
Ma anche questi, politico di fama mondiale, gli rispose che quella si sembrava essere carne, ma senza l'aiuto di un esperto del settore era impossibile stabilire se fosse veramente carne.
E anche se l'intervistatore chiedeva di dare una risposta che sciogliesse il dilemma ai cittadini, questi rispondevano che forse poteva trattarsi di carne, ma non si prendevano la responsabilità nel caso in cui qualcuno stesse male mangiandola.
A sentire quel dibattito tra i due illustri parlamentari i cittadini che prima avevano riconosciuto subito che quello era un bel pezzo di carne, ora avevano dei dubbi, ed in quel momento anch'essi pensarono come i due politici quella forse non era carne e non si fidarono più a mangiarla.
Ma, terminata la trasmissione, i due illustri politici dopo essersi scambiati i saluti parlando sottovoce:
«Hai visto che bel pezzo di carne, cosa dici se la dividiamo e la mangiamo questa sera.»
Ancora una volta la loro furbizia era servita ad imbrogliare i poveri elettori.
Di una cosa bisogna essere sicuri: non credere mai a quello che i politici ci raccontano! Di qualsiasi schieramento politico essi siano tirano acqua solamente al loro mulino.

newA   TERESAimmagine
Poesie 19/09/2007

Mia cara, forse non riesco a farmi capire

ma ti amo da morire.

Mi ricordo la prima volta che ti ho incontrata,

con un'amica ti ho trovata,

e quando ti girasti per guardare

il mio cuore ha cominciato a palpitare.

Anche se ti ho sentito dire, perché ero lì vicino,

'Cosa vuole quel cretino'.

 Quando entravo in quel bar per poterti parlare

tu ti nascondevi nel gabinetto per non farti trovare,

ma son bastati un'aranciata ed un panino

per farti capire che ero l'uomo del tuo destino.

Ma ora che ho i capelli grigi e per la casa ti vedo camminare

il tuo amore non mi vuoi più dare.

Mia cara stai sicura, ci puoi contare,

il tuo amore saprò riconquistare.

19/09/2007sex
newValeria
Poesie 19 /09/2007



E oramai molto tempo che io ti conosco
e sono certo che!
con la tua simpatia ed il tuo sorriso
ai conquistato il tuo angolo di paradiso.
Ma ora che sei ancora quaggiù
quando siamo in compagnia
non farci mancare la tua allegria.
Una cosa ti chiedo
anche se farai sempre come vuoi tu,
quando il prossimo anno al lago
tu andrai,
non lasciare le poppette al vento
ed allarga un po' di più
quella striscetta che porti laggiù.
Ed anche il sole quando ti vedrà
strizzandoti l'occhio felice sarà
e con riguardo
un po meno caldo su di te lui porterà.

new
20/09/2007
Ricordo di un caro amico


Ringoringo




Ciao mio caro amico a quattro zampe,
mentre da solo passeggio lungo questo viale
mi ricordo di te e dei nostri anni trascorsi insieme,
tra tante gioie e poche pene.
Ma il ricordo di te e di quel giorno,
quando davanti a me scodinzolavi felice
e un imbecille con la sua automobile
uscì veloce dal suo giardino,
segnando così il tuo destino.
Lui si fermò, ti guardò
e poi subito se ne andò.
Io ti corsi vicino,
ti presi tra le braccia
e di corsa ti portai dal medico più vicino,
ma triste fu il suo responso:
per non farti più soffrire lui ti doveva far morire.
Mentre preparava la mistura infernale
tu mi guardasti come per dirmi:
Che fai!
io voglio vivere e non morire, questo tu lo sai'
quando fu pronta la puntura mortale
con le lacrime agli occhi
per non vedere in giardino andai,
così come un cretino solo
ti lasciai al tuo destino.
Poi ti presi e ti portai a dimora,
sotto il grande pino dove io giocavo da bambino,
e per non dimenticare dove stai
un bocciolo di rosa vi posai.
Ma oggi forse per ricordarmi il tuo grande amore
in quel posto è nato un fiore.
Quando lo guardo io penso a te,
ed una grande tristezza entra in me,
ma certamente tu lo sai,
io non ti dimenticherò mai.
Ciao Ringo amico mio ciao   
GiOSEP LAMBERT
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