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i
miei Racconti -
Poesie.
Ultimo AGGIORNAMENTO: 24/10/2007
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I
Miei libri - Recensioni |
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Speranza
29/09/2007
E più di un ora, che
questa notte ti guardo,
mentre riposi accanto a me.
Con i tuoi capelli biondi,
cosi spettinati,
mi sembri ancor più
bella.
Mentre il tuo viso accenna un
sorriso.
ti vorrei stringere,
poterti baciare,
purtroppo solo con il pensiero
lo posso fare.
Oramai da molte sere tu mi
respingi
con la scusa,
purtroppo sempre quella,
“ti fa male la
testa.”
Forse sei preoccupata e
continui a pensare,
che tu, stai per ingrassare.
Mentre se io ti guardo, mi
sembri ancora
la ragazzina che incontrai
allora.
Anche se solo con il cuore,
ora ti posso accarezzare.
Spero che, qualche volta di
più,
il tuo amore, tu mi possa dare.
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Se avete bambini, o nipoti o
semplicemente vi piacciono le fiabe, vi
consiglio di leggere il libro "Piccoli astronauti" di Mary Lambert...
questi piccolini nello spazio ne combinano veramente di tutti i colori!
E' un libro simpatico e godibile! Garantito!
Dal blog MPBLAK |
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Libri
e amici che vi segnalo |
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Poche parole per un
amico
24/09/2007
Era domenica, quel mattino,
Quando ai salutato la tua Betti, con un sorriso,
per andare a farti un giro.
Pedalavi felice, in sella alla tua nuova bici,
al fianco dei tuoi amici.
Senza sapere che; lungo il cammino,
era in attesa, il tuo destino.
Ma io sono sicuro che:
Insieme alla tua mamma,
e al caro Agostino.
Ti ritroverò, un giorno,
con la tua simpatia, e il tuo sorriso,
lassù,si! lassù, in paradiso.
Ciao Mauro |
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Coraggio
Provare per credere
Giosep Lambert
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LISA
VERDI IL suo Novo Racconto!!!!!
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Il funerale
24/09/2007
La storia che vado narrando ha
dell'inverosimile,ma vi assicuro,
è successo proprio a me.
A quei tempi avevo circa
diciassette anni e da tre lavoravo in una di
quelle ditte dove ci si deve abituare a fare di tutto.
E fu cosi che un pomeriggio di
un giorno del mese di dicembre il mio
principale mi informa che, verso le tre mi devo recare al cimitero, per
chiudere la tomba di un anziano signore, morto in un paese assai
lontano, ma avendo vissuto anni prima nella nostra zona,desiderava
essere sepolto vicino ai suoi genitori,la cui dimora era proprio nel
nostro cimitero comunale.
Questo era un lavoro che
dovevano fare muratori esperti, ma purtroppo
nessuno di questi vuole fare questo ingrato lavoro. Alludendo che era
imbarazzante lavorare mentre i parenti del defunto piangono.
E cosi il mio datore di lavoro
ripiegava sempre su noi giovani per
questo compito, e questa volta era il mio turno.
Erano le due e trenta del
pomeriggio quando presi il piccolo
carretto (trascinato rigorosamente a mano) dopo avere caricato malta e
mattoni mi incammino verso il cimitero, dove vi giunsi dopo circa dieci
minuti,già stanco,avendo trascinato quel carretto su una strada
sterrata per più di un chilometro.
Nel cimitero incontrai il
vecchio custode, il quale dopo avermi
spiegato che tra pochi giorni andrà in pensione e visto che il
carro funebre tarda ad arrivare, comincia come al solito ha raccontarmi
le sue avventure, iniziando da quando mandato da Mussolini in terra
d'Africa per combattere contro le truppe dell'allora imperatore
dell'Abissinia, che lui ricorda con il nome di Negus.
Dopo avermi raccontato a lungo
queste sue avventure, (Che! devo
dire,non mi interessavano molto, data la mia giovane età.)
Finalmente, verso le quattro
del pomeriggio vidi arrivare il carro
funebre.
Nel mese di Dicembre dove
abito io,un piccolo paese della bassa
bresciana, in quel periodo c'è sempre una fastidiosa nebbia e il
buio arriva assai presto.
Ma andiamo avanti con la mia
storia.
Dopo che il parroco diede
la benedizione, La cassa contenente il
corpo del vecchio signore venne trasportata nel posto destinato per la
sepoltura. Questo si trovava quasi in un angolo nascosto del cimitero
stesso.
Mentre io preparo la malta per
chiudere il loculo, i parenti del
defunto dopo un ultimo saluto si allontanano, dovendo fare molta strada
per ritornare a casa, e con la sera che oramai incombe preferiscono
raggiungere la loro destinazione prima che la nebbia e il buio
rallentino troppo il loro ritorno.
Meglio cosi, pensai, non devo
sopportare i loro piagnistei,e posso
lavorare con un po' più di tranquillità.
Mentre io aiutato anche dal
custode pongo dentro lo stesso loculo, una
piccola cassetta in legno, dove erano deposti i resti da poco rimossi
da una vecchia tomba di una lontana parente del morto.
Finalmente ero pronto a
iniziare il lavoro, per cui ero sul posto,
ovvero; chiudere con malta e mattoni questa tomba.
Nel frattempo la nebbia scende
sempre più fitta e il buio
incombe sempre più, devo fare in fretta, nel cimitero non si
vede quasi più nulla. Non mi era mai successo di rimanere in un
cimitero anche al buio, io che sono a dire poco quasi terrorizzato da
questo.
Per fortuna sono sicuro che
anche l'anziano custode si trovi ancora nel
cimitero.
Mentre sistemo i mattoni uno
sull'altro, cerco continuamente di
individuare dove si trovi, ma stranamente non lo vidi.
Cerco cosi di chiudere in
fretta il loculo per ritornare in paese
finché ci sia ancora un po' di luce, per depositare in cantiere
il materiale rimasto. Questo loculo purtroppo è uno dei
più grandi, mi serve molto più tempo del previsto, per
portare a termine il mio lavoro.
Ho quasi terminato, quando!
dall'interno della cassa del morto mi
sembra di udire dei rumori abbastanza strani, mamma mia che paura! mi
fermai: 'non sarà il morto che si muove,' pensai terrorizzato.
E per assicurarmi che tutto
questo non sia solo frutto della mia
fantasia, data da questa strana circostanza, mi accingo a cercare il
custode, per chiedere anche una sua opinione su questi strani rumori,
che provengono mi sembra della cassa del morto.
Dopo avere fatto un paio di
volte il giro all'interno del cimitero non
trovai il custode, ma fu molto di più la mia sorpresa quando
scoprii che anche lui se ne era andato, chiudendo anche il cancello con
un grosso lucchetto.
Fui nuovamente invaso dal
terrore, non sapevo più cosa fare.
Mi era impossibile lasciare il
lavoro a metà, dovevo terminare
di chiudere la tomba.
Anche se in me era grande la
voglia di fuggire da questo terribile
posto.
Non so come, ma riuscii a
trovare il coraggio per ritornare al lavoro.
Mentre ritornavo in quell'angolo buio, a ogni passo mi giravo e
controllavo che nessuno arrivasse alle mie spalle. Avevo paura
che uno di questi morti uscisse dalla sua tomba per catturarmi e
trascinarmi poi con se.
Giunto nuovamente alla
tomba,mi preparo per terminare la sua chiusura.
Prima però cerco di controllare se ci sono ancora i rumori che
udii poco prima. Salii su un minuscolo cavalletto che avevo a
disposizione, penetrai con la testa nel loculo dove appoggiai
l'orecchio alla cassa del morto per controllare meglio se
effettivamente questi rumori provenissero dal suo interno.
Ed è stato allora che
scoprii che questi rumori non erano da
attribuire al morto all'interno della cassa, ma provenivano da quella
piccola cassetta dove il custode aveva sistemato i poveri resti della
parente del morto.
Questa, forse perché
l'avevo posta quasi capovolta per poterla
farla entrare nello stesso loculo, le piccole ossa si erano
mosse, e ora trovavano un altra sistemazione al suo interno, creando
questi strani rumori.
Terminai finalmente il mio
lavoro e mi preparai ad abbandonare anch'io
il cimitero. Ero ancora talmente invaso dalla paura che mi ero
dimenticato che il cancello era chiuso.
Quando arrivai al cancello
cercai di trovare in fretta un altro modo
per uscire dal cimitero.
Purtroppo il muro di cinta che
lo circondava era troppo alto per
riuscire a superarlo. Cercai cosi di arrampicarmi su un cipresso, ve ne
erano quattro all'interno del cimitero, ma sono troppo distanti, anche
se cercai di spostarmi lungo un ramo, non riuscii a raggiungere il muro
perimetrale per poi allontanarmi.
Guardai l'orologio; erano solo
le sei, i miei genitori terminavano il
loro turno di lavoro alle otto, e non possono notare la mia assenza per
venirmi a cercare.
Decisi cosi di attendere, ero
certo che al loro ritorno a casa non
vedendomi avrebbero chiamato il mio principale, e cosi scoperto che io
ero ancora all'interno del cimitero.
Mentre aspettavo mi sedetti ai
piedi di un cipresso e guardavo le tombe
che mi erano più vicino. Con le piccole lampade votive che
illuminano le fotografie poste sulle lapidi stesse, mi sembra che tutti
questi morti guardino me, come se stessero aspettando anche il mio
arrivo in questo funesto posto.
Questo mi terrorizza sempre
più.
Chiusi gli occhi per non
vedere e attesi con ansia l'arrivo dei miei
genitori.
Controllai nuovamente il mio
orologio, non erano nemmeno le otto, avrei
atteso ancora a lungo in questo posto.
Cosi rimasi seduto sotto un
cipresso, quasi immobile dalla paura.
Quando iniziarono a farmi male le gambe. Dopo avere controllato che non
vi sia nessuno, e di questo ne ero certo, gli abitanti di questo posto
erano sicuramente invisibili e immobili, decisi di alzarmi e fare due
passi, sempre rimanendo nelle vicinanze del cancello, con la speranza
che qualcuno arrivasse per farmi uscire. Il dolore alla gamba si
attenua non mi fa più male, decisi cosi di ritornare a sedermi
vicino al cipresso.
Non l'avessi mai fatto, si
vede che nell'avvicinarmi nuovamente
all'albero abbia spaventato qualche animale notturno che si era fermato
sull'albero stesso, quella bestiaccia con delle urla allucinanti nel
fuggire mi sfiora la testa, questo mi terrorizza a tal punto che
non so nemmeno io come abbia fatto, approfittando di alcuni contenitori
di fiori agganciati alle lapidi riuscii a salire sul muro di cinta per
poi scendere dall'altra parte, e con una corsa quasi al limite delle
mie possibilità raggiungere le prime lampade che illuminavano il
paese, e finalmente poco dopo, la mia casa.
Dopo una notte da incubo,il
giorno dopo quando ritornai al
cimitero per recuperare il carretto ed il resto del materiale
avanzato, incontrai anche il custode, a cui chiesi: “Come mai la
sera prima lui mi abbia chiuso nel cimitero?”
La sua risposta e stata
lapidaria: “Ero certo che tutti se ne
erano ritornati a casa, e non mi sono ricordato che tu eri ancora
all'interno.” Per non far vedere il mio imbarazzo scherzai con
lui su questo fatto,ma solo io so bene la paura che provai in quelle
poche ore, ed ancora oggi dopo molti anni mi ricordo tutto come fosse
successo solo ieri. |
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f
Non volete farmi diventare
più famosa della
Rowling????
Lisa è una sedicenne che vive le emozioni,
le gioie ed i turbamenti tipici della sua età.
La sua vita, tranquilla e spensierata, verrà stravolta
quando la zia le rivelerà la sua vera identità e la
costringerà a varcare
la Porta di Passaggio per il Regno Elfico. In questo nuovo mondo,
in cui ogni cosa é capovolta
e ricca di mistero, apprenderà
di essere la Prescelta, designata
da un'antica Profezia per
annientare una volta per tutte
il potere del Nero Signore degli Elfi e del Generale
Guglielmo. Verrà accompagnata in questa inevitabile missione
dal suo amato Paolo e dagli amici Gianni e Matilde e scoprirà,
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malgrado, che il lupo cattivo
non vive solo nei boschi
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Giallo
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La mia
prima dolce delusione.
24/09/2007
Da pochi giorni ero al mare,
con i miei genitori.
Oramai stanco di rimanere solo
pensavo di ritornare a casa. Quando quel
pomeriggio mentre passeggiavo lungo la spiaggia incontrai una splendida
ragazza, che subito mi colpì per la sua straordinaria bellezza.
Mentre mi girai per guardarla
inciampai in un uomo che stava prendendo
il sole con i piedi immersi nell'acqua e rotolai per terra, come un
pirla, tra le imprecazioni di quella persona.
Mentre la splendida ragazza
sorridendo mi aiutò a rialzarmi
dicendomi, di stare attento mentre camminavo e non guardarmi intorno
come un allocco. In quei brevi istanti sembrava essersi installato tra
noi anche un certo filing, tanto da riuscire a strapparle un
appuntamento per quella sera sulla spiaggia.
Ero felice,finalmente per la
prima volta ero riuscito a trovare il
coraggio per invitare una ragazza ad uscire con mè, anche se lei
sembrava avesse alcuni anni più di me.
Ma in quel momento non mi
importava nulla, era la prima volta che
uscivo con una ragazza così bella, ed anche se ero molto
emozionato avrei cercato di dare il meglio di me.
Ci siamo trovati come
d'accordo sulla spiaggia, dopo alcune parole ci
siamo seduti sulla sabbia a guardare il mare,quando lei all'improvviso
si spoglia, sdraiandosi su di me e si prepara ha fare l'amore. Io
rimasi fermo, non sapevo cosa fare, mentre lei su di me sembrava come
un onda del mare.
Ho capito soltanto quando era
al momento cruciale, quando la sentii
sospirare e subito dopo su di me lasciarsi andare.
Non ci credevo mi sembrava di
sognare, l'avevo conosciuta soltanto quel
giorno al mare, e ora era qui tra le mie braccia, la potevo stringere,
la potevo abbracciare, mentre contro il mio petto il suo cuore sentii
palpitare.
Subito dopo lei si
allontanò, io rimasi a guardarla, mentre lei
i suoi vestiti indossava. Purtroppo una triste sorpresa mi stava per
arrivare. Lei mi si avvicinò, mentre il suo bel sorriso
sparì dal suo viso, quando mi fu vicino mi
guardò,dicendomi:
“Ei bello cosa aspetti
ha pagare,io ho fretta me ne devo
andare!” Molta fu la mia delusione, pensavo di avere trovato una
ragazza che quella notte mi potesse donare il sole; purtroppo ho speso
quasi una fortuna, per una donna che mi ha donato soltanto
qualche briciola di luna. |
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Il romanzo narra le
disavventure di
Elisabeth, una ragazza vissuta fra la fine del XV secolo e
l’inizio del XVI, in un periodo in cui i nobili spadroneggiavano
senza ritegno sulla vita dei loro poveri sudditi.
 Titolo:
Elisabeth
Autore: Mary Lambert
Genere: Narrativa
Editore: AER - Il Melograno
Collana: Esperimenti(*)
Pagine libro: 200
ISBN libro: 978-88-6111-112-7
ISBN ebook: 88-902122-9-2
Prezzo libro: 12,00 euro
Prezzo ebook: 2,80 euro
Lo trovo in libreria? SI
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Il venditore di grappa
24/09/2007
Mi ricordo che una sera al bar
parlando con alcuni amici, siamo andati
sul discorso di lavori che oramai non esistono più e ne hanno
elencati alcuni.
E più tardi nel
ritornare a casa mi ricordai di quando ero
bambino e trascorrevo le vacanze dai miei nonni.
Ed è stato proprio
durante una vacanza estiva che vidi per la
prima volta un anziano signore dalla apparente età di circa
cinquant'anni, che con una vecchia bicicletta entrò nel cortile
del nonno. Con un sorriso lo saluta e poi iniziarono a parlare.
Io anche se piccolo ero
abbastanza curioso e mi avvicinai per capire di
cosa stessero parlando, ed è stato in quel momento che il
signore con la bicicletta mi guarda e poi mi chiese:
“Anche tu piccolo vuoi
assaggiare questo liquore speciale?”
Io lo guardai esterrefatto,
chissà cosa mai vuole farmi
assaggiare, pensai.
Il nonno mi guarda e mi fa un
piccolo sorrisetto, io avevo un certo
timore del nonno,una persona molto alta per quei tempi,con un paio i
baffetti da sparviero, come direbbe un comico che vidi un giorno in
televisione.
“Va a prendere un
bicchiere Bepe,” chiese in quel momento
quel signore arrivato con la bicicletta, e nel frattempo lo vidi
rimuovere una coperta che nascondeva un cesto al cui interno mi
sembrava ci fosse una ruota di un automobile.
Il nonno si allontanò
per ritornare subito dopo con un piccolo
bicchiere.
“Dai fam tastà se
lè bunò” chiese il
nonno.
Quel signore piega la ruota
che ha nel cestello e apre una valvola,
rimasi sorpreso nel vedere che non usciva dell'aria come pensavo,ma un
liquido bianco.
Dopo averne versato solo
alcune gocce nel bicchiere, chiese al nonno:
Dai bef e dim se lè
bunò?”
Il nonno dopo averlo
assaggiato esclamò:”
Bunò!” e ritorna in casa, dove poco dopo esce con una
bottiglia,che viene subito riempita di quel liquido bianco.
Dopo averne concordato il
prezzo il nonno pagò e quel signore
salutò il nonno con una stretta di mano e si prepara ad
uscire dal cortile, arrivato sul portone chiamò nuovamente mio
nonno:
“Ciao Bepe! sa edem
dè che a tre mes,” gli
gridò e poi si allontanò tutto felice.
Ed è stato allora che
il nonno mi chiese:
“Dai Gioanì ve
con me! andiamo a trovare un posto dove
nascondere questa bottiglia.”
Mi da la mano e dopo essere
rientrati in casa mi porta all'interno di
un sottoscala dove si trovava un vecchio armadio, il nonno rimuove un
asse depone la bottiglia e poi richiuse l'asse con estrema
cautela,mentre io curiosamente chiesi.
“Nonno come mai ai
nascosto la bottiglia?”
Lui mi guarda con un
sorrisetto malizioso e mi rispose:
“Sei ancora troppo
piccolo e non sei abbastanza furbo,ora ti
spiego per quale motivo io ho nascosto la bottiglia.”
“Dai nonno! dimmi
perché lai nascosta?”
“Devi sapere che ha me
piace molto bere ogni tanto un goccetto di
grappa, e la nascondo perché se per caso la trovassero i tuoi
zii me la berrebbero tutta in pochi giorni e io rimarrei subito a
secco, e quel signore che hai visto prima, viene solo ogni tre mesi a
portarmi la grappa.
”Nonno perché la
chiami grappa se nella bottiglia quel
signore ha messo dell'acqua?”Chiesi nuovamente.
“Somaro!” mi disse
il nonno, 'in questa bottiglia non
c'è acqua” e nel dirmi questo mi fa annusare, io appoggiai
il naso alla bottiglia e feci un lungo respiro, subito ho capito che
nella bottiglia non c'era dell'acqua ma qualcosa che io non avevo mai
pensato esistesse tanto era terribile il suo odore.
Con uno sguardo divertito il
nonno mi chiese:
”Ai visto che non
è acqua?”
“Mi fai
assaggiare!”
“Sei troppo piccolo, tra
qualche anno la potrai assaggiare anche
tu.”
Da quella volta ho visto
spesso arrivare quel vecchio signore ha
portare la grappa al mio nonno. Ora purtroppo il nonno è morto.
Ma devo dire che anche se
molti anni sono oramai trascorsi, mi è
rimasto sempre nel cuore il viso sorridente del mio caro nonno, quando
vedeva entrare dal portone quel signore con la sua bicicletta, il quale
nascondeva sotto la coperta, la vecchia ruota di una macchina, piena di
grappa.
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L'autore racconta le sue esperienze di vita durante il difficile
periodo adolescenziale.
Titolo: Compagni di classe
Autore: Giuseppe Loda
Genere: Diari personali
Editore: AER Club - Edizioni
Il Melograno
Collana: Esperimenti
Pagine: circa 140
Prezzo copertina: 11,80 euro
Lo trovo in libreria? SI
Lo trovo su IBS? SI
(da ottobre 2007)
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Dopo desnat al lac
(Dopo pranzo al lago)
21/09/2007
in Dialetto Bresciano
Vive
ha
poc minuc dal lac, quand al laorà al ma la permitiò
le semper stat on piaser andagò.
Orò
che però so pensionat ogne setemanò ciape la
machinò e quase semper al gioede,
chel sies ona giornadò fredò o caldò me pase al
pomerigio en so compagniò, an do mio apenò quando al
piòf.
Ma
ferme
primò a Desensà,
dopo pase ha Maderno,
e sare semper la me giornadò ha Limù doe ma sente so su
ona predò ad ardà la belesò del lac che ghe le
sotò.
An
cò le calmo,sò la me destrò ghè òna
picola barchetò,
doe du ansià pescadur i gha an ma le so cane da pescà, ma
la sòmeò òna giornadò trop caldò ed
i pes i bocò miò.
E
so la me
sinistrò ghè tre barche ha velò, ed al vent an
chel moment che, al someò dagò lur ònò
mà, al vede dale face dè chè le persune che
ghè an simò che le rit, le ha come ona
freciò quand le pasò sotò de me, le
sòmeò come trè grose ale de gabbià.
Orò
però al cominciò a deentà scur, è me go de
tornà a casò.
Quando
comincie ad allontanam me gire per dago on òltòmò
ociadò, e ma sòmeò che lac con dele picole
onde al vol ricordam e dè miò desmentegam,
la
setemano dopo de turnà amo per che la viò ha fago on po
de compagniò. |
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La
Banda
Racconto 20/09/2007
Questa
e la storia di un uomo e dei pochi anni vissuti accanto alla
donna che amava.
Mi chiamo Simone, da pochi giorni ho
superato l'esame di maturità e mi preparo ad andare in vacanza
con i miei genitori. Questa storia di dover seguire sempre
i genitori in vacanza non è che mi vada bene.
Purtroppo come ogni anno anche se desidererei almeno una volta andare
con i miei amici questo non mi è permesso.
Essendo i miei genitori ancora
all'antica temono che se vado con i miei compagni possa perdere quel
valore umano che fin da piccolo mi hanno espressamente insegnato.
A detto di molti io sono un bel
ragazzo, alto circa un metro e ottanta per settantacinque chili di
peso. Anche se le ragazze non mi mancano, devo dire, però (anche
se è un espressione tipicamente femminile) io sia ancora
“Vergine”. Non perché non abbia avuto delle
occasioni, quelle ne ho avuto anche tante, ma forse per i continui
insegnamenti anch'io mi ero prefisso di arrivare integro al matrimonio.
“Sempre che questo avvenga”, per dare tutto il mio
amore alla donna che spero un giorno, diventi la mia compagna per tutta
la vita.
Dal giorno dell'ultima vacanza con i
miei genitori, sono trascorsi alcuni anni. E non mi sembra vero che
ora sia qui a ricordare quei giorni, con una tristezza infinita,
quel periodo della mia esistenza.
Sono le nove di sera, seduto sul
divano la mia mente torna come ogni sera ai ricordi di un tempo. Quando
avevo tanta voglia di vivere, quella che oggi purtroppo mi manca.
Cosi termino quasi sempre le mie
serate, in silenzio. Ma questa sera, per ricordare quei giorni felici e
per non cadere in altre tentazioni più pericolose, comincio a
raccontare la mia storia. Quei giorni in cui ero pieno di entusiasmo e
ancora non sapevo che dopo pochi anni la mia vita sarebbe cambiata cosi
radicalmente.
Ora ho trentacinque anni e mi sembra
quasi impossibile che siano trascorsi solo dieci anni dall'incontro con
una ragazza, che avrebbe cambiato la mia vita.
Davanti al caminetto guardo il fuoco
che alcuni piccoli tronchetti di legno emanano per poi svanire lungo il
camino che porta al tetto, e solo in questi pochi istanti i miei
pensieri sembrano lasciarmi tranquillo.
Anche se il mio desiderio è
quello di andare a dormire, ho paura di ricominciare a piangere se mi
sdraio sul letto dove insieme alla mia adorata Daniela trascorrevo le
nostre lunghe e amorevoli notti.
Questa sera davanti al caminetto il
ricordo mi riporta ai giorni felici in cui per la prima volta incontrai
la ragazza che mi avrebbe rubato il cuore.
Avevo quasi ventiquattro anni, e in
quel periodo sentivo la mancanza di una donna che mi potesse fare
compagnia.
Anche se mi affannavo nella ricerca ne
ero certo,
tra le molte ragazze conosciute in
questi ultimi anni ancora non avevo incontrato la donna del mio
destino.
Ma di questo non mi preoccupavo, ero
ancora giovane.
Io in quel periodo avevo interrotto
gli studi per motivi di denaro,ed ero entrato in una fabbrica
metalmeccanica, come collaudatore. Quel lavoro mi piaceva abbastanza,
anche se non era quello che avrei desiderato ma il destino aveva scelto
così e io mi ero oramai adattato.
Mentre
i miei genitori fremevano per far si che io mi trovassi una ragazza e
mi sistemassi. Non lo me lo chiedevano espressamente ma dai loro
discorsi capivo che desiderassero tanto avere un nipotino con cui
trascorrere le loro giornate.
Una sera in cui ero solo, essendo i
miei amici abituali andati in una discoteca, decisi di fare uno
strappo in un paese vicino. In un bar di quel paese incontrai Luca, un
mio vecchio compagno di scuola. Dopo esserci fermati a bere una birra
per festeggiare i vecchi tempi, Luca mi chiese se andavo insieme a lui
in piazza, vi era una manifestazione paesana, e quella sera anche
una banda che suonava alcuni motivi assai gradevoli, cosi seguii il mio
amico in piazza.
Dopo avere ascoltato per alcuni minuti
la banda, decisi che era meglio che io ritornassi verso casa, il
mattino dopo dovevo alzarmi abbastanza presto. Mi stavo allontanando
quando da una via laterale vidi che stavano per raggiungere il posto
dove suonava la banda due ragazze, una bionda, non molto alta, mentre
l'altra sua amica era mora. Anche se non ero riuscito a vederle in
viso, controllando la loro splendida capigliatura potevo supporre che
erano due belle ragazze. La mia curiosità mi spinse a rimanere
per controllare se il mio intuito era giusto o se era solamente la mia
immaginazione che mi avesse fatto uno scherzo.
Per alcuni minuti cercai invano di
riuscire a vedere in viso le ragazze, esse si erano fermate a parlare
con alcuni giovani e io non osavo avvicinarmi.
Quando, quasi all'improvviso la
ragazza mora si gira, il mio sguardo per un breve attimo si incrocia
con il suo, per me e stato come un colpo di fulmine, sentii il mio
cuore battere forte, dopo quel breve turbamento mi avvicinai nuovamente
al mio amico Luca e gli chiesi se conoscesse la ragazza mora?.
“Certo che la conosco! e mia
cugina Daniela, se vuoi te la presento.”
Ci siamo avvicinati ed in pochi
secondi avevamo fatto le presentazioni. La ragazza era semplicemente
meravigliosa, almeno io la vedevo così”. Dopo alcune
parole scambiate sul posto, prima di lasciarci le chiesi se la potevo
rivedere, avendo una risposta positiva la salutai.
Mentre mi allontanavo ero felice, ero
riuscito ad avere un appuntamento con lei per il sabato
successivo.
La
sera dell'appuntamento ero talmente emozionato per il piacere di
rivedere la ragazza che avevamo appuntamento per le otto di sera, ma
non erano nemmeno le sei e io ero già in quel paese, sperando di
rivederla prima.
La
incontrai verso le sette, si vede
che anche lei desiderasse questo incontro.
Purtroppo
quando abbiamo cercato di
costruire un discorso ero talmente emozionato di trovarmi solo
con lei che le parole non mi uscivano, non mi era mai successo,
sembravo quasi un cretino. Ma dopo avere fatto quattro passi lungo un
sentiero che portava ad un vecchio cascinale, sembrava che il mio
turbamento stesse lasciando il posto alla gioia. Lei mi parlava come se
mi conoscesse da tempo, mentre io rimanevo ad ascoltarla quasi a bocca
aperta. Quando siamo arrivati al vecchio casolare, lei si
ferma e dopo avermi dato uno sguardo, “I suoi occhi erano
meravigliosi, sembravano due smeraldi” (Erano tanto belli da
riflettere il mio viso dentro dentro i suoi occhi) Mi ha posto le mani
sul collo e mi a dato un bacio, io rimasi fermo quasi come un
baccalà, ma non tardai molto a svegliarmi e ricambiai quel bacio
appassionatamente, seguito poi da molti altri.
Quando
abbiamo visto che cominciava ad
imbrunire siamo lentamente ritornati con la mano nella mano verso il
paese. Dopo avere raggiunto la sua abitazione con un ultimo bacio ci
siamo salutati e decidemmo di rivederci anche il giorno
dopo.
Il giorno
dopo era domenica, avevamo
appuntamento in un bar del paese, dove un vecchio giradischi permetteva
di fare qualche ballo. La domenica rimasi a lungo ad attenderla in quel
bar,ma era molto la mia delusione, lei non si era presentata, avevamo
appuntamento per le quattro, ma erano già le sei e non era
ancora arrivata. Cominciai a chiedermi che la sera prima la bella mora
con i suoi baci mi avesse illuso. 'E io che speravo che tra noi sarebbe
nato un amore da durare tutta una vita.' Che cretino sono stato, come
potevo illudermi che una ragazza cosi bella avesse scelto proprio me.
Con questi
pensieri nella testa
controllavo continuamente l'orologio. Mentre alcune coppie di
ragazzi ballavano un valzer lento.
Dopo avere ordinato un aranciata al
banco, avevo la bocca che mi sembrava un forno. Mi stavo bevendo la mia
aranciata, quando sentii due mani posarsi sul viso e coprirmi
letteralmente gli occhi, mentre una voce mi disse: “indovina chi
sono?”
Non stavo sognando, riconobbi subito
la voce di Daniela, ma ancora arrabbiato per il ritardo risposi:
“Dovrei essere un mago per
capire certe cose!”
Poi lentamente allontanai dal viso le
sue mani e girandomi vidi Daniela sorridente, mi chiese scusa del
ritardo. Mi prese la mano e mi chiese che desidera fare un ballo. Le
risposi di attendere, io non sapevo ballare il valzer. Mi avvicino al
giradischi e controllo tra i dischi, vi trovai un lento, subito lo
posizionai ed andai a prendere Daniela. Era uno dei primi balli in cui
strinsi una ragazza tra le mie braccia, e devo dire che e stata un
esperienza meravigliosa.
Sei mesi dopo eravamo sposati, non mi
sembrava vero, ero stato molto fortunato.
Da tempo cercavo una ragazza con cui
trascorrere la mia vita, e quando oramai dubitavo che riuscissi a
trovare la donna ideale, la banda che suonava in quel paese mi
portò fortuna.
Dopo il matrimonio abbiamo fatto un
viaggio di nozze assai breve, “due giorni” non avevamo
denaro, ma ci eravamo promessi che avremmo fatto il nostro vero viaggio
di nozze, quando avessimo avuto il denaro per fare una lunga vacanza.
Le nostre giornate erano sempre
bellissime, come due innamorati ogni sera ci coccolavamo sempre
abbracciati accanto al caminetto. Ogni anno per festeggiare quel
giorno che ci eravamo incontrati la prima volta, andavamo sempre
in quel piccolo paese ad ascoltare la banda suonare.
Erano quasi tre anni che eravamo
sposati e una domenica mattina mentre ancora a letto ci scambiavamo
alcune parole, Daniela mi chiese se desiderassi avere una notizia assai
speciale, io già dubitavo cosa lei volesse dirmi e aspettavo con
ansia quel momento.
“Allora Daniela!”, le
chiesi, cosa devi dirmi di cosi speciale?.
“Non so, se e una cosa che
desideri mio caro Simone, ma noi stiamo per avere un figlio!.>>
Erano alcuni giorni che sospettavo
questo, ma non lo feci capire, e le risposi:
“Mia cara e la notizia
più bella che mi avresti potuto dare”, e la abbracciai
teneramente:
I primi tre mesi trascorsero senza
problemi, Daniela era quasi al quarto mese di gravidanza quando sorsero
delle piccole complicanze. Per una maggiore sicurezza, il nostro medico
di fiducia ci consigliò che era meglio ricoverare Daniela per un
paio di giorni in ospedale, per dei controlli.
Così un giovedì mattina
molto presto, portai Daniela all'ospedale per dei controlli. Dopo
averla salutata la avvisai che sarei ritornato la sera, lei era
ricoverata in una stanza in compagnia di un altra giovane ragazza.
La sera verso le otto, con una scatola
di prelibati cioccolatini, “sapevo che lei ne era molto
golosa”, varcai la soglia della stanza d'ospedale. Daniela era
seduta sul letto, con la schiena appoggiata a un paio di cuscini, nella
stanza era sola, mi avvicinai e dopo averle dato un bacio mi sono
seduto accanto a lei e le chiesi:
“Come sta oggi la mia cara
ammalata?.
Daniela mi guarda silenziosa poi mi
porta le braccia al collo e scoppia in un pianto, mentre le sue lacrime
bagnavano il collo della mia camicia, lei mi sussurra:
“Scusami Simone, non e stata
colpa mia, non sono stata capace di darti un figlio, come
desideravi.”
Ero rimasto paralizzato non mi
aspettavo questa notizia. Subito andai in cerca del dottore che l'aveva
in cura, per chiedergli come questo sia potuto accadere. Dopo avere
chiesto a una infermiera dove lo potevo trovare.
Mi avviai verso il suo studio,dopo
essermi presentato, il medico mi conferma che Daniela aveva avuto un
aborto spontaneo, ed a nulla erano valse le cure che avevano subito
prestato. Sono cosi ritornato nella stanza dove era ricoverata per
cercare di aiutarla a superare questo triste momento.
Quella e stata l'unica nostra
delusione. Noi speravamo ardentemente in un figlio, ma purtroppo il
destino ci aveva privato di questa gioia.
Avendo visto che Daniela dopo quel
fatto era quasi sempre silenziosa, decisi di fare il viaggio di nozze
che non avevamo ancora fatto, per cercare di farle dimenticare quei
brutti momenti. Sembrava che il viaggio le avesse fatto molto bene. La
nostra vita era ritornata alla normalità, e abbiamo vissuto un
periodo ancora in grande armonia.
Eravamo sempre innamorati come il
primo giorno, ed anche se non ne parlavamo, speravamo ancora di
avere un figlio che purtroppo tardava ad arrivare.
Erano quasi otto anni che eravamo
sposati, e la speranza di avere un bambino si affievoliva di giorno in
giorno.
Quando un giorno Daniela mi annuncia
felice che forse il nostro sogno si stava nuovamente avverando.
Erano due mesi che non aveva il ciclo
e sperava che questa volta forse il buon Dio avesse ascoltato le nostre
preghiere.
Ci siamo recati subito in ospedale per
fare degli accertamenti. Eravamo ansiosi di sapere se tutto procedeva
per il meglio, temevamo che potesse accadere come la prima volta.
Dopo alcune analisi ci mandarono a
casa, avrebbero spedito successivamente i risultati.
Eravamo tanto felici, sembravamo due
ragazzi che avevano vinto alla lotteria, “ma non sapevamo ancora
quello che il Signore ci aveva preparato.”
Dopo alcuni giorni il mio medico mi
telefona e mi chiese di recarmi da lui, aveva una notizia importante da
comunicarmi. Io ero felice, finalmente avrei scoperto se Daniela era in
attesa di un bambino, o se era soltanto un falso allarme.
Purtroppo la notizia che il medico mi
diede non era quella che io avrei tanto desiderato, lui mi fece
accomodare poi:
“Simone, devo darti una notizia
che certamente non ti farà piacere, purtroppo, sono stato io
incaricato e devo informarti!”
Cominciai a pensare che forse Daniela
anche questa volta non potesse avere il bambino tanto desiderato, ma
non mi importava, avremmo continuato la nostra vita da soli e forse un
giorno adottato un piccolo orfanello.
Purtroppo la notizia che mi
doveva dare non era quella, ma una molto ben diversa. Durante le
analisi fatte in ospedale, era risultato e il medico me lo confermava,
che Daniela aveva un tumore. Subito risposi.
“Ti sarai sbagliato, Daniela non
può avere quello che mi hai detto!”
“Mi dispiace Simone dover essere
proprio io che ti a dato questa brutta notizia, ma purtroppo mi hanno
spedito tutte le carte riguardanti la vostra situazione e purtroppo il
risultato e quello che ti ò detto.
Non si erano sbagliati, Daniela
pensava di essere incinta e invece aveva un tumore.
“Ora queste malattie non fanno
più paura, perché si può guarire vero dottore?. Ma
la sua risposta e stata terribile.
“Mi dispiace Simone, Daniela lo
ha in uno stato troppo avanzato e non si può fare più
nulla, in questo periodo lei non sente alcun dolore ed è meglio
non dirle nulla.
Io non accettai in silenzio questo
verdetto e cominciai a portarla per dei controlli in tutti i migliori
ospedali. Purtroppo la loro risposta era sempre quella:
“Era meglio lasciare stare,
altrimenti se operavano lei si poteva vivere forse più a lungo,
ma sicuramente avrebbe anche sofferto molto di più.
Non sapevo più cosa fare, era
mai possibile che non si potesse fare più nulla per la mia
Daniela.
Oramai anche lei sapeva del male che
l'aveva colpita, ma non sembrava credere che dovesse morire, lei aveva
sempre la speranza di riuscire a guarire, mentre io ogni giorno la
vedevo dimagrire e perdere le sue forze.
Ero disperato, come possibile che lei
mi lasciasse solo. Io volevo continuare la mia vita insieme a lei e non
accettavo tutto questo.
Era uno dei primi giorni di maggio,
quel giorno splendeva un magnifico sole colpiva con i suoi raggi alcuni
cespugli di rose. Daniela oramai da molti giorni non si
alzava dal letto. Mentre io guardavo fuori dalla finestra lei mi chiese
se potevo mostrarle il nostro giardino, voleva controllare se le rose
che avevamo piantato insieme alcuni anni prima, erano fiorite.
Io la accontentai, la presi tra le
braccia e la portai verso il davanzale della finestra della nostra
camera.
“Guarda” lei mi disse,
forse è ancora presto, vi sono soltanto dei piccoli boccioli
rossi, quelli che io preferisco, quest'anno sono in ritardo li
potrò vedere fioriti tra pochi giorni.
Mentre anch'io guardavo i cespugli, la
sentii fremere come se avesse avuto un brivido di freddo.
Poi rimase in silenzio, posando la sua
testa contro la mia spalla.
Si sarà addormentata pensai e
la stavo riportando verso il letto. Quando il suo bel viso
scivolò lentamente lungo il mio braccio. In quel momento capii
che solamente ha trentadue anni il mio amore mi aveva definitivamente
lasciato.
La posai delicatamente sul letto e
cominciai a piangere come un bambino. La guardavo, ora che aveva
terminato di soffrire il suo viso era ridiventato bellissimo come il
giorno in cui l'avevo incontrata.
Erano trascorsi soltanto quattro mesi,
da quando le avevano diagnosticato il terribile male. La
mia Daniela mi ha lasciato in quel giorno di sole, ma nel
mio cuore era scesa la notte più nera.
Erano trascorsi otto anni dal nostro
matrimonio.
Ora sono quasi due anni che sono solo
ed ancora non riesco a darmi pace. I miei amici continuamente
mi chiedono di uscire, ma io non sono ancora pronto. Preferisco
rimanere a casa vicino al caminetto dove con lei trascorrevo le nostre
serate.
Anche se quei momenti ora mi
sembrano lontani, accanto al calore di questo fuoco quando chiudo gli
occhi mi sembra che sia la mia Daniela con le sue braccia a
riscaldarmi.
Soltanto quando li riapro mi accorgo
che sono solo e ricomincio a piangere.
Questa sera mentre ricordo i miei anni
trascorsi con lei, mi sembra di essere ritornato a quei giorni, quando
ero felice con la mia Daniela e non avevo pensieri così tristi.
Mentre ora mi alzo dal divano e mi
preparo ad andare a dormire.
Spero che mi ritorni ancora la voglia
di vivere, come quei giorni. E di trovare una donna che mi possa capire
e mi aiuti a dimenticare. Per trascorrere il resto della
mia vita con un po' più di serenità.
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Giuseppe Loda
I Casi dell'ispettore Constantino in:
Omicidio al vecchio castello
Giuseppe Loda
Omicidio al vecchio castello
Edizioni Nuovi poeti di GrassoGianpiero.
Disegno di copertina di Angioletta Milesi.
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IL MERLO
20/09/2007
Da
giorni
sono rinchiuso in casa, ho atteso tutto l'inverno l'arrivo della
primavera ma quest'anno sembra non ne vuol sapere di arrivare.
Finalmente un mattino il sole fa capolino e filtra i suoi raggi
attraverso alcune nuvole. Apro la finestra, è proprio una
magnifica giornata, posso respirare aria fresca.
Chiedo
a
mia moglie di prepararmi in fretta la colazione, oggi mi posso
concedere questa tanto attesa passeggiata.
Infilo
gli
stivali e mi incammino felice, alla mia età queste passeggiate
sono una vera delizia. Chissà per quanto tempo il buon Dio mi
permetterà di godere di queste meraviglie della natura.
Vi
sono
alcuni ranuncoli gialli, cercano di uscire tra alcune foglie sparse al
suolo, delle viole mescolate ad alcuni fiori selvatici e all'erba verde
di un piccolo avvallamento creano un panorama che ha dall'incredibile.
Poco lontano dei contadini con i loro trattori iniziano l'aratura dei
campi, mentre alcuni gabbiani li circondano cercando disperatamente di
rubare ai loro stessi compagni i grossi lombrichi che l'aratro porta in
superficie.
Prendo
un
piccolo sentiero, mi porta dove vi sono alcuni enormi alberi(gli ultimi
rimasti in questa splendida campagna) dove l'estate sotto incantevole
ombra mi fermo per leggermi un libro.
Sono
quasi
arrivato quando il mio sguardo è attratto da una piccola ombra
nera, sembra uno straccio sporco disteso ad asciugare al sole. Mi
avvicino, sono curioso di scoprire come potesse rimanere cosi sospeso
quasi fermo a circa un metro da terra,io non notavo alcun filo
che lo potesse reggere.
Quando
con
sgomento vedo che non e uno straccio, ma un povero merlo, che cerca
disperatamente di riuscire a liberarsi da una invisibile rete che un
imbecille ha teso tra due alberi.
Di
corsa
mi avvicino, delicatamente con una mano cerco di afferrarlo, lui
rimase fermo, come se capisse che le stavo portando aiuto.
Lentamente,
per non cercare di rompere le sue povere zampette con la mano libera
cerco di toglierlo da quella triste situazione.
Con
calma
e dopo un delicato lavoro, vi riuscii.
Dopo
avere
controllato che non avesse nulla di rotto, “in quei frangenti lui
mi guardava con i suoi piccoli occhietti neri, come per capire se lo
avessi liberato solamente per poi ucciderlo senza nessuna pietà.
Vidi che il povero merlo non era ferito, fortunatamente arrivai in
tempo.
Dopo
averlo a lungo accarezzato aprii la mano e il merlo dopo pochi istanti
con un guizzo prese il volo.
Dopo
avere
fatto un lungo giro sopra le cime di alcuni alberi ritorna e si ferma
sul ramo di un albero a pochi metri da me.
Come
due
amici che da tempo si conoscono, ci siamo guardati a lungo. Poi io
alzai il braccio e con la mano lo salutai. Ripresi poi il
cammino, felice di avere contribuito quel giorno a ridare la
libertà ha un piccolo amico.
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VENTO
20/09/2007
Quel giorno,
me ne stavo triste,sulla
spiaggia,
a guardare il mare.
Quando ho visto te, da
lontano arrivare.
Eri tanto bella,
mi sembravi una stella,
scesa dal cielo,
per portarmi
all'improvviso,
un attimo di paradiso.
Quando ti ò visto, a
me, avvicinare
ho allargato le braccia,
per poterti fermare.
Ma tu! come il vento,
mi ai solo sfiorato.
Lasciandomi ancora
triste e disperato.
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LA CARNE
Racconti Brevi 19/09/2007
Un giorno una televisione
locale, per fare un sondaggio, prese un pezzo di carne e la mostra al
contadino, al pensionato ed anche al lavoratore dipendente.
Poi chiede loro di che cosa
si trattava. Subito risposero che si trattava di circa un chilo di
carne.
Poi, per terminare il
sondaggio, lo mostrarono anche ad un politico. Lui non disse che poteva
trattarsi di un chilo di carne, perché in quel momento doveva
pensarci. Lui non voleva sbagliare e dare una risposta errata.
Ma non volendo prendersi da
solo questa responsabilità, prima chiese che doveva fare un
confronto anche con un collega dell'opposizione.
Così si
preparò un dibattito televisivo, per discutere che cosa fosse
quella roba e dare una risposta positiva.
II primo politico comincia
col dire che forse si trattava di carne ma non voleva sbilanciarsi,
lasciando cosi la parola al suo collega.
Ma anche questi, politico
di fama mondiale, gli rispose che quella si sembrava essere carne, ma
senza l'aiuto di un esperto del settore era impossibile stabilire se
fosse veramente carne.
E anche se l'intervistatore
chiedeva di dare una risposta che sciogliesse il dilemma ai cittadini,
questi rispondevano che forse poteva trattarsi di carne, ma non si
prendevano la responsabilità nel caso in cui qualcuno stesse
male mangiandola.
A sentire quel dibattito
tra i due illustri parlamentari i cittadini che prima avevano
riconosciuto subito che quello era un bel pezzo di carne, ora avevano
dei dubbi, ed in quel momento anch'essi pensarono come i due politici
quella forse non era carne e non si fidarono più a mangiarla.
Ma, terminata la
trasmissione, i due illustri politici dopo essersi scambiati i saluti
parlando sottovoce:
«Hai visto che bel
pezzo di carne, cosa dici se la dividiamo e la mangiamo questa
sera.»
Ancora una volta la loro
furbizia era servita ad imbrogliare i poveri elettori.
Di una cosa bisogna essere
sicuri: non credere mai a quello che i politici ci raccontano! Di
qualsiasi schieramento politico essi siano tirano acqua solamente al
loro mulino. |
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A TERESA
Poesie
19/09/2007
Mia cara,
forse non riesco a farmi
capire
ma ti amo da morire.
Mi ricordo la prima volta che ti ho incontrata,
con un'amica ti ho trovata,
e quando ti girasti per guardare
il mio cuore ha cominciato a palpitare.
Anche se ti ho sentito dire, perché ero lì vicino,
'Cosa vuole quel cretino'.
Quando entravo in quel bar per poterti parlare
tu ti nascondevi nel gabinetto per non farti trovare,
ma son bastati un'aranciata ed un panino
per farti capire che ero l'uomo del tuo destino.
Ma ora che ho i capelli grigi e per la casa ti vedo camminare
il tuo amore non mi vuoi più dare.
Mia
cara stai sicura, ci puoi
contare,
il tuo amore saprò
riconquistare.
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19/09/2007
Valeria
Poesie 19
/09/2007
E
oramai molto tempo che io
ti conosco
e sono certo che!
con la tua simpatia ed il
tuo sorriso
ai conquistato il tuo
angolo di paradiso.
Ma ora che sei ancora
quaggiù
quando siamo in compagnia
non farci mancare la tua
allegria.
Una cosa ti chiedo
anche se farai sempre come
vuoi tu,
quando il prossimo anno al
lago
tu andrai,
non lasciare le poppette al
vento
ed allarga un po' di
più
quella striscetta che porti
laggiù.
Ed anche il sole quando ti
vedrà
strizzandoti l'occhio
felice sarà
e con riguardo
un po meno caldo su di te
lui porterà.
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20/09/2007
Ricordo di
un caro amico
Ringo
Ciao mio caro amico a quattro zampe,
mentre da solo passeggio lungo questo viale
mi ricordo di te e dei nostri anni trascorsi insieme,
tra tante gioie e poche pene.
Ma il ricordo di te e di quel giorno,
quando davanti a me scodinzolavi felice
e un imbecille con la sua automobile
uscì veloce dal suo giardino,
segnando così il tuo destino.
Lui si fermò, ti guardò
e poi subito se ne andò.
Io ti corsi vicino,
ti presi tra le braccia
e di corsa ti portai dal medico più vicino,
ma triste fu il suo responso:
per non farti più soffrire lui ti doveva far morire.
Mentre preparava la mistura infernale
tu mi guardasti come per dirmi:
Che fai!
io voglio vivere e non morire, questo tu lo sai'
quando
fu pronta la puntura mortale
con le lacrime agli occhi
per non vedere in giardino
andai,
così come un cretino
solo
ti lasciai al tuo destino.
Poi ti presi e ti portai a
dimora,
sotto il grande pino dove io
giocavo da bambino,
e per non dimenticare dove stai
un bocciolo di rosa vi posai.
Ma oggi forse per ricordarmi
il tuo grande amore
in quel posto è nato un
fiore.
Quando lo guardo io penso a te,
ed una grande tristezza entra
in me,
ma certamente tu lo sai,
io non ti dimenticherò
mai.
Ciao Ringo amico mio
ciao
GiOSEP
LAMBERT
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